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Così parlò Bernanke
12.01.2008
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Ben Bernanke (BB), il governatore della banca centrale statunitense (FED) ha tenuto il 10 gennaio un discorso al “Women in Housing and Finance and Exchequer Club Joint Luncheon”, dove ha parlato dei mercati finanziari, di economia e di politica monetaria. Ha sostenuto che negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi, i mercati finanziari sono piuttosto tesi (“under considerable stress”, espressione non anemica, quando viene da un governatore), perché cercano di capire se il credito sarà erogato nella stessa misura del passato e a quali tassi. La causa di tanta apprensione, secondo BB, è da cercarsi nella fine del lunghissimo boom del settore immobiliare. Che sia finito lo confermano, aggiunge BB, gli ultimi dati, che mostrano come l’avvio delle nuove costruzioni e la vendita delle case appena finite siano entrambe cadute del 50% dal picco. Il discorso di BB prosegue affermando che la contrazione del settore immobiliare sarebbe stata molto meno pronunciata (“would have been considerable milder”, altra espressione non anemica), se non fossero emersi gli sviluppi avversi degli ormai famosi mutui sub prime.

I primi segnali deboli si avevano agli inizi del 2007, ma adesso i segnali sono evidenze, dice BB, perché ben un quinto dei mutui sub prime non viene onorato da ormai tre mesi. La diagnosi della crisi dei mutui sub prime è cruda: la causa non è la frode, ma il meccanismo. In breve, secondo BB. 1. Mr. X accendeva un mutuo pagando un tasso iniziale basso oppure normale e senza la quota di ammortamento. 2. Mr. X sapeva che avrebbe pagato di più, come tasso e come quota di ammortamento, dopo qualche tempo. 3. Fin tanto che i prezzi delle case salivano, Mr. X avrebbe potuto, prima che i tassi avessero iniziato a salire e le quote di ammortamento fossero comparse, accendere un prestito sul maggior valore dell’immobile, e quindi pagare, se in difficoltà. 4. Se, invece, il prezzo delle case resta fermo, quando i tassi e o le quote di ammortamento compaiono, ecco che emergono le insolvenze dei debitori in difficoltà, non più in grado di finanziarsi usando il proprio immobile. 5. Crescendo, grazie alla domanda alimentata dai mutui, il prezzo delle case, l’attività di costruzione era molto stimolata, mentre ora scendendo, è, ovviamente, disincentivata.

I mutui sub prime, sono minuscoli in rapporto al complesso delle attività finanziarie, dice BB, e quindi non si capisce, in prima battuta, come possano aver prodotto tanto sconquasso. Secondo lui, attraverso la maggior incertezza. Quelli che hanno comprato i mutui sub prime impacchettati dentro altri prodotti non sapevano più quanto davvero valevano. Questi mutui erano, seppur con piccole quote, distribuiti dappertutto e quindi dappertutto è cresciuta l’incertezza. Le banche che avevano promosso i prodotti con dentro le quote di mutui sub prime, hanno dovuto o finanziare i rinnovi delle scadenze di questi prodotti, non sapendo bene quanto valessero, oppure, qualche volta, anche accollarseli. Le banche hanno così iniziato ad erogare meno credito alle altre banche, non fidandosi fra loro. A questo punto della crisi è intervenuta la FED. Tagliando i tassi, come vuole la tradizione, ma anche aprendo una finestra di finanziamento per un numero maggiore di banche rispetto a quello che si rivolge normalmente alla banca centrale. Si noti, questa volta accettando come garanzia dei prestiti non solo i titoli emessi dal Tesoro (“a much wider range of collateral”).

Siamo giunti alle conclusioni. Per quanto possa diventare attiva, dice BB, la FED da sola non può annullare le conseguenze della crisi in corso, avendo come unico strumento il tasso di interesse a breve termine. Di conseguenza, afferma BB, non possiamo ancora dire che siamo fuori da ogni pericolo di rallentamento (“financial conditions continue to pose a downside risk to the outlook for growth”, si noti che una ripresa immediata della crescita non viene menzionata). Nonostante sia cresciuto il prezzo del petrolio ed anche quello delle materie prime alimentari, non vi sono ancora rischi di inflazione, ed in ogni caso, dice BB, la FED seguirà questo fronte con attenzione. In conclusione, dice BB, dato il contesto di rallentamento, la politica monetaria continuerà ad essere espansiva, anzi forse ancora più espansiva di quanto non lo sia stata finora (“additional policy easing may well be necessary").

Nell’intervento di BB non vi sono delle grandi novità. Gli investitori avevano già anticipato le conclusioni. Le aspettative sui tassi a breve termine da febbraio in avanti, come si evince dal mercato dei future, erano infatti passate da qualche giorno dal 4% al 3,85%. Ossia, gli investitori hanno raddoppiato la previsione sul taglio dei tassi, oggi al 4,25%. Da un 0,25% in meno ad un 0,5% in meno. In sostanza quello che ha detto, con una prosa brillante, Ben Bernanke.

Pubblicato su L'Opinione il 12 gennaio 2008

Обновлено 14.09.2009
 

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