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Cina, il ritorno del sogno imperiale
UN PAESE GIGANTESCO DALLE ENORMI CONTRADDIZIONI. BOOM ECONOMICO E MISERIE ANTICHE. E SALE L'ALLARME SMOG

Maria Pia Forte

L'Eco di Bergamo, 1 agosto 2008

La Cina, l'immenso Paese che tanto stupì Marco Polo, rimane tuttora, per noi occidentali, un enigma. E come tutti gli enigmi, affascina e respinge: c'è chi ne tesse le lodi e chi all'opposto non ne digerisce le disumane contraddizioni e l'aggressività verso i popoli vicini. Capirne qualcosa di più non è semplice, data anche la sua variegata composizione etnica. Un aiuto lo possono dare i libri usciti in gran quantità in questa vigilia di Olimpiadi cinesi e che da diverse angolazioni gettano un po' di luce su un mondo così diverso dal nostro.


Nuovi ricchi e derelitti


Illuminanti sono non soltanto i reportages e le interviste a intellettuali, nuovi ricchi, artisti, dissidenti e derelitti migranti riuniti in Talkin' China dalla giornalista Angela Pascucci (Manifestolibri), ma anche un libro di viaggio: Cina. Viaggio nell'Impero del futuro del giornalista inglese Robert Gifford (Giano Editore). Assiduo frequentatore dell'Asia e corrispondente da Pechino per sei anni, ci fa percorrere le 3.000 miglia della Strada nazionale 312, che attraversa da est a ovest la Cina, da Shanghai al Kazakistan, dalle città industriali costiere al deserto del Gobi. Circa 350 pagine d'immersione nelle molte facce di una nazione che tiene faticosamente insieme popoli diversissimi e dove convivono modernità e Medio Evo, lo sfrenato boom economico si affianca a miserie antiche e tragedie nuove come quella dei milioni di migranti in cerca di lavoro. Più in superficie rimane un altro resoconto di viaggio, La Cina in Vespa di Giorgio Bettinelli (Feltrinelli), giramondo che, stabilitosi in Cina, nel 2006 è partito alla sua scoperta: 39.000 km in diciotto mesi. Della Cina parla anche Canton Express. Due viaggi verso Oriente di Giuliano da Empoli (Einaudi), che ha voluto ripetere l'avventura di un suo antenato, un mercante fiorentino che visitò l'Asia nel Cinquecento.


Le ferite del passato

Per leggere il presente alla luce delle ferite inferte dal passato, è utile il romanzo Brothers di Yu Hua (Feltrinelli), in due tomi di cui per ora è uscito solo il primo: vi si narra l'infanzia di due fratellastri nella bufera della Rivoluzione culturale, mentre nella seconda parte, che uscirà nel 2009, troveremo uno dei due protagonisti divenuto un capitalista, tanto ricco da avere un wc placcato d'oro. Più indietro nel tempo, agli inizi della Repubblica Popolare, ci conduce la sinologa Barbara Alighiero, ricostruendo nel volume L'uomo che doveva uccidere Mao (Excelsior 1881) la tragedia di un gruppo di innocenti stranieri, fra cui tre italiani (uno dei quali fu giustiziato), accusati all'inizio degli anni Cinquanta di un complotto ai danni del Gran Timoniere. Quel Gran Timoniere che era maestro nel coniare slogan, come ci ricordano Stefania Stafutti e Gianmaria Ajani in Colpirne uno per educarne cento (Einaudi), raccolta delle storiche esortazioni, accompagnate da esempi letterari, con cui nella Repubblica Popolare si è sempre mirato a educare il popolo, inculcandogli dapprima i dettami di Mao, poi i deliri della Rivoluzione culturale, in seguito il nuovo credo di Deng Tsiao Ping («Arricchirsi è glorioso»); slogan che in Europa ebbero un'eco immensa: basta pensare ai «Cento fiori» di cui s'impossessarono i sessantottini.

La storia del cardinale Zen

Storia cinese è anche quella narrata nel libro-intervista di Dorian Malovic Senza diplomazia. Il cardinale Zen, arcivescovo di Hong Kong e la Cina comunista (San Paolo Edizioni), ovvero le avventure di un sacerdote dalla nascita in una povera famiglia di Shanghai all'esilio e all'attuale battaglia dei 12 milioni di cattolici cinesi per resistere al ferreo controllo del Partito comunista. Sono gli eredi dei primi convertiti dai Gesuiti che nel Cinquecento andarono in Cina sull'esempio di san Francesco Saverio: una pagina affascinante di storia, narrata in parte dalle Lettere edificanti e curiose di missionari gesuiti dalla Cina (1702-1776) pubblicate da Guanda. Si segnala poi il volume, edito sempre dalla San Paolo, Controrivoluzionario. I miei anni nei Gulag cinesi di Harry Wu (432 pagine, 22 euro), storia delle persecuzioni subite dall'autore, che oggi dagli Stati Uniti si batte per il rispetto dei diritti umani in Cina e che nel 1956 fu arrestato, diciannovenne, per aver osato criticare il Partito comunista cinese e condannato senza processo ai lavori forzati per 19 anni.


Dalle missioni allo sport

Furono proprio i missionari a diffondere lo sport nel popolo, introducendo nel 1904 nelle proprie scuole l'educazione fisica, destinata a divenire in seguito uno strumento politico dei governi; ma, ricordano Pietro Angelici e Germana Mamone nell'interessante volume Il podio celeste. Storia dell'educazione fisica e dello sport in Cina (Stampa alternativa), fu la Cina a dare i natali al gioco del calcio nel III secolo a. C. e prima del Mille i suoi abitanti già praticavano il polo e il golf. Lo sport ci riconduce alle Olimpiadi che si disputeranno a Pechino dall'8 al 24 agosto: alla conoscenza di questa brulicante metropoli ci introducono due libri, Pechino. Storia di una capitale di Alison Dray-Novey (Einaudi) e Mille anni a Pechino di Renata Pisu (Sperling & Kupfer), mentre Simon Lewis in Pechino e Shanghai (Vallardi) ci guida nella visita di queste due città pronte a ricevere milioni di turisti. Ma la fastosità dei preparativi per i Giochi Olimpici non fuga le molte ombre di un Paese retto da un regime illiberale che non riesce ad arginare la corruzione dilagante. Se lo slogan di oggi è «Nuova Pechino, nuove Olimpiadi», padre Bernardo Cervellera in Il rovescio delle medaglie. La Cina e le Olimpiadi (Edizioni Ancora) svela «di che lacrime grondi e di che sangue» un simile sfoggio di «grandeur». E Zhou Qing, ex-studente di piazza Tienanmen arrestato nel 1989 e oggi giornalista, descrive in La sicurezza alimentare in Cina (Spirali) altre vergogne: l'allarme smog domina le cronache, mentre più di un miliardo di adulti e bambini ingurgitano ogni giorno veleni attraverso cibi inquinati o infarciti di ormoni, anabolizzanti, residui di pesticidi. E dire che, scrive Zhou Qing, quando un tempo si chiedeva a un cinese in che cosa credesse il suo popolo, la risposta «chiara e decisa» era: «Nel mangiare».

Quelle imprese di Zheng He

C'è una certa affinità tra le leggendarie imprese dell'ammiraglio Zheng He, di cui si favoleggia che abbia doppiato il Capo di Buona Speranza e addirittura raggiunto l'America alcune decine d'anni prima di Bartolomeu Dias e di Colombo, e quelle dell'odierna Cina. Anche allora il Celeste Impero voleva aprirsi al mondo e fargli conoscere la sua grandezza, e lo fece dotandosi di una flotta potente, sfruttando i raffinati strumenti inventati dai suoi scienziati, proprio come oggi la Repubblica Popolare aspira a mostrare al pianeta intero un volto amichevole e quanto sia cresciuta dai tempi di Mao, e lo fa costruendo grattacieli e alberghi di lusso e montando uno spettacolo olimpico senza uguali. Peccato che, dopo le ardite esplorazioni quattrocentesche, la Cina si sia ripiegata su se stessa, considerandole il partito confuciano un inutile spreco, così come apparivano superflue le merci preziose che i navigatori riportavano in patria. E proprio mentre l'Europa si lanciava alla conquista degli oceani, la Cina bruciò le sue splendide navi, rinunciando a un primato conquistato con un anticipo di mezzo secolo e perdendo per sempre il treno della modernità. Un treno su cui ha deciso di salire a tutti i costi oggi, come spiega Giorgio Arfaras nel saggio Il grand'ammiraglio Zheng He e l'economia globale. Il ritorno della potenza cinese (Guerini), dove viene ricostruito in qual modo la Cina sia giunta a controllare una larga quota del debito pubblico americano e vengono svelati altri complessi meccanismi politico-economici, come quelli alla base dell'impennata dei costi delle materie prime a cominciare dal petrolio. La ricomparsa di Zheng He, ossia la volontà della Cina di riaffermare la sua grandezza, disorienta un Occidente abituato da secoli a fare il bello e il cattivo tempo nell'economia mondiale. Se l'economista Arfaras parte dalla Cina per addentrarsi nel rompicapo della globalizzazione e della nuova, distruttiva guerra fredda combattuta a colpi di obbligazioni, l'esperto di geopolitica Carlo Jean concentra la sua attenzione sullo Sviluppo economico e strategico della Cina. Compatibilità fra geopolitica, economia e bilancio militare (Franco Angeli), coniando il neologismo «Chimerica» (composto di China e America) e sostenendo che sono queste due potenze a confrontarsi oggi sulla scena mondiale: il futuro di tutti dipenderà dai loro rapporti a venire.

 

Pubblicata su L'Eco di Bergamo il 1 agosto 2008
 

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