Italian - ItalyRussian (CIS)English (United Kingdom)
Prima pagina
Notizie
Commenti a caldo
Approfondimenti
Asset Allocation
Elezioni Usa 2008
Ricerche
Chi siamo
Recensioni&eventi

Scegliamo le Notizie del giorno importanti in prospettiva. Gli Approfondimenti indagano in dettaglio i temi dell'economia e della finanza. Gli Approfondimenti rimandano ai Commenti sui temi caldi dei mercati. Infine, le Ricerche forniscono una base sistematica al complesso dei giudizi espressi.

left_mark_arrow
Com'era global l'ammiraglio eunuco dei Ming

IERI E OGGI: SULLE NAVI DI TEK ARRIVA CHIMERICA (INTRECCIO CINA-AMERICA)

Francesco Sisci

Tuttolibri di La Stampa, 5 luglio 2008

Nella prima metà del 15° secolo una enorme flotta di trecento navi e 10mila uomini cominciò a scorrazzare per i mari di mezzo mondo. Le navi erano di tek, pesanti e grandi quasi quanto incrociatori di oggi, e avevano le vele rosse, colore che allora come oggi porta fortuna in Cina. La flotta era comandata da un eunuco musulmano, l’ammiraglio Zheng He, e lo scopo dei viaggi non era quello di compiere conquiste o creare colonie ma diffondere l’idea della grandezza dell’imperatore Ming.
L’esborso però, anche per la ricca Cina, era enorme, e i frutti labili o inesistenti. Quindi, dopo qualche anno, l’imperatore decise di mettere in pensione Zheng He, bruciare le navi e seppellire un qualche archivio segreto mappe e diari di bordo dei viaggi. Così si concludeva uno degli episodi forse più bizzarri della storia della globalizzazione moderna, visto che questi viaggi arrivavano circa mezzo secolo prima delle intrepide traversate oceaniche spagnole e portoghesi e nel bel mezzo del Rinascimento italiano, due momenti cruciali per lo sviluppo della modernità in Europa.
In questa sfasatura, tra la rinuncia cinese e la proiezione europea sembra esserci tutta la storia della modernità e la radice del problema attuale: l’Europa che deve affrontare una Cina che oggi vuole reclamare la grandezza che aveva con i viaggi di Zheng He. Questo è il continente di esplorazione di Giorgio Arfaras (“Il grande ammiraglio Zheng He e l’economia globale” Guerini editore, pp.188, 18,50 euro) che cerca di ricucire la complicata trama di fili incrociati tra economia, politica, cultura per proiettarsi nel futuro tentando di spiegare il circolo virtuoso che oggi unisce le politiche cinesi a quelle americane. I cinesi comprano debito americano, con quei soldi gli americani comprano beni cinesi e fanno investimenti in Cina, i cinesi a loro volta prendono i loro profitti americani e li rispendono in America.
Cosa è questo garbuglio? E soprattutto cosa nascerà da esso? Carlo Jean (“Sviluppo economico e strategico della Cina” Franco Angeli Editore, pp.256, 20 euro) dà un nome a questa specie di mostro che si aggira per il mondo: “Chimerica”, una crasi fra China e America. Gli ostacoli e i problemi alla nascita e crescita vera di questa Chimerica sono molti. In primo luogo c’è la diffidenza strategico-militare. Nel 1989, con la repressione di Tiananmen, è finito l’idillio di collaborazione militare Sino- americana in funzione anti sovietica, e per oltre un decennio sia Washington che Pechino hanno preso a corteggiare, in competizione l’uno con l’altra, la Russia. Ora però con le politiche sempre più “affermative” di Putin a Mosca il calore di questo corteggiamento si sta affievolendo e Pechino sta emergendo come vero grande polo politico-stratgico “alternativo” agli Usa.
Certo, spiega Jean, la superiorità militare americana è senza pari e tale resterà per gran parte del secolo. Ma la crescita economica cinese mette a disposizione delle forze armate risorse sempre maggiori che potranno, nel tempo porre dei limiti alla capacità di intervento americano. Già oggi l’obiettivo cinese è quello di creare un’area di esclusione, cioè una zona intorno ai suoi confini dove le forze armate cinesi abbiano una capacità di difesa strategica che rende strategicamente difficile un’offensiva statunitense.
In un futuro la crescita economica cinese finanzierà ulteriori capacità strategiche e a quel punto i rapporti tra Cina e America andranno a uno scontro frontale oppure gli interessi economico commerciali, raccontati da Arfaras, porteranno alla fusione dei due imperi? In questa domanda in realtà c’è tutto il futuro dell’Italia, senza che l’Italia possa farci qualcosa, perché troppo piccola, troppo ininfluente e troppo avvolta e concentrata su se stessa.
O forse no, perché entrambi i libri pongono questioni vere, profonde di politica interna per l’Italia. Se l’orizzonte è quella della riemergenza di una superpotenza globale storica cinese che è in rotta di convergenza o collisione con la superpotenza attuale, l’America, l’Italia deve riorientare le sue vele e il suo timone, deve cercare di capire come può navigare tra questi giganti e quale può essere il suo ruolo.
Senza di ciò siamo semplicemente travolti dai flutti e dai gorghi al di là di ogni nostra scelta politica interna.
Pubblicato su Tuttolibri di La Stampa il 5 luglio 2008

 

Approfondimenti

18.7.2009 -

Terza settimana di luglio

10.7.2009 -

Seconda settimana di luglio

4.7.2009 -

Del bandire il pessimismo

| Prima pagina | Chi siamo | Abbonamento | Contatti |