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Scegliamo le Notizie del giorno importanti in prospettiva. Gli Approfondimenti indagano in dettaglio i temi dell'economia e della finanza. Gli Approfondimenti rimandano ai Commenti sui temi caldi dei mercati. Infine, le Ricerche forniscono una base sistematica al complesso dei giudizi espressi.

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La Cina si espande. Il dollaro regna
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NE "IL GRANDE AMMIRAGLIO ZHENG HE E L'ECONOMIA GLOBALE GIORGIO ARFARAS SOTTOLINEA CHE IL LIMITE ALLA POTENZA CINESE E' IL RUOLO DI GARANTE DEGLI USA

Giampiero Bresso

Milano Finanza, 5 luglio 2008

La prima ondata di globalizzazione, tralasciando quella del mondo classico - l’Impero Romano era esteso su territorio che oggi comprende più di trenta stati - si è avuta verso la fine dell’ottocento, poi è stata interrotta dalla Grande Guerra, ed infine è ripresa negli ultimi decenni, quando, con la caduta, nel caso sovietico, oppure con la riforma, nel caso cinese, del socialismo, il mondo si è riaperto. Giorgio Arfaras, ne “Il Grand’Ammiraglio Zheng He e l’economia globale”, (Guerini Editore, euro 18,50), sostiene che la novità dell’ultima ondata della globalizzazione è la scomparsa del “fardello dell’uomo bianco”. Non sono i paesi ricchi che trasferiscono i capitali nei paesi poveri perché questi si industrializzino, al contrario, sono i paesi poveri che finanziano la propria crescita. I cinesi con i notevoli proventi delle proprie esportazioni comprano grandi quantità di titoli di stato statunitensi, dimostrando una presenza sulla scena globale pari a quella della flotta di oltre 300 navi dell'imperatore Zhun Di, comandata dall'ammiraglio (musulmano) Zheng He. Gli acquisti cinesi di titoli di stato, intanto che stabilizzano il cambio del dollaro verso il yuan, schiacciano i rendimenti delle obbligazioni statunitensi. I minori rendimenti sul debito pubblico spingono al ribasso il costo del denaro nel sistema. Le famiglie negli Stati Uniti possono indebitarsi facilmente ed accrescere i propri consumi, fra cui quelli di merci cinesi. La Cina è il centro esportatore dell’Asia ed anche l’idrovora dove finisce la tecnologia asiatica, assemblata dai cinesi.
I cinesi posseggono ormai una quota cospicua del debito pubblico statunitense, oltre mille miliardi di dollari. In Cina le imprese statunitensi, asiatiche ed europee hanno investito una cifra equivalente. Nessuno avrebbe investito in Cina tanto denaro col dubbio che i cinesi avrebbero potuto un giorno nazionalizzare le imprese estere. La Cina infatti è un paese troppo grande e troppo popoloso per applicare una “politica delle cannoniere”. Le cannoniere sono il sequestro dei titoli di stato che i cinesi posseggono. Usando il linguaggio di Arfaras, i cinesi finanziano l’”uomo bianco” che compra le merci prodotte con la tecnologia dell’”uomo bianco”; l’”uomo bianco” ha trasferito la sua tecnologia, perché sa che i cinesi hanno lasciato in ostaggio i loro crediti sotto forma di titoli di stato; è la versione aggiornata del sistema di “mutua distruzione assicurata”, dove le obbligazioni hanno preso il posto dei missili balistici. Il sistema ruota intorno agli Stati Uniti, che sono i garanti dei diritti di proprietà di chi, americano, europeo, giapponese, ha investito in Cina.
Man mano che accumulano dollari, i paesi emergenti industriali vogliono diversificare le proprie riserve e quindi comprano euro, una moneta solida di un’area ricca quanto gli Stati Uniti. La differenza è che il dollaro è una moneta anche “imperiale”, mentre l’euro è una moneta solo “finanziaria”. La diversificazione delle riserve delle banche centrali dei paesi asiatici dal solo dollaro anche verso l’euro si sta compiendo, e prima o poi incomincerà anche quella che dalle sole obbligazioni porta verso le azioni. Intanto che i cinesi e gli asiatici sfidano l’orgoglio degli occidentali, i prezzi delle materie prime salgono, perché la domanda aggiuntiva dei paesi emergenti si scontra con una offerta limitata. Ed ecco la crescita dei proventi dei paesi petroliferi, che sono la seconda sfida all’orgoglio degli occidentali.
Pubblicato su Milano Finanza il 5 luglio 2008

 

 

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