|
There are no translations available.
La strategia finanziaria americana di fronte alla crisi
Una potente marina ed un potente esercito sparsi per tutto il mondo, strumenti di un paese che sa di avere una missione universale da compiere, ed un debito enorme e crescente con l<92>estero. La Spagna di Filippo secondo? No, gli Stati Uniti di oggi, con la differenza che il gran debito non è più venduto ai genovesi, ma ai cinesi.
Questa immagine affascina, e forse affascina di più l<92>idea che tutto passa, ogni impero in fondo è caduto, da quello romano, aquello spagnolo a quello inglese. Perché gli Stati Uniti dovrebbero essere un<92>eccezione? Noi sappiamo che i grandi imperi sono caduti, ma lo sappiamo solo a <93>babbo morto<94>. Nel durante era proprio difficile dire. Gli Stati Uniti stanno decadendo? Negli ultimi tempi il dollaro, la moneta imperiale, sembra quasi detronizzata dall<92>euro, la crisi deimutui ipotecari sembra la punizione per la troppa finanza, i cinesi hanno titoli di stato statunitensi per oltre mille miliardi di dollari. Inoltre, sia i cinesi sia i paesi petroliferi incominciano a comprare le azioni di società importanti. Queste cose possono essere i segni di una crisi, e infatti molti interpretano le ultime vicende in questo modo.
Il debito con l<92>estero si cumula perché nel tempo le importazioni sono maggiori delle esportazioni. Se si importa più di quanto si esporti, allora la produzione nazionale è insufficiente a soddisfare i consumi interni. La produzione estera salda la differenza. Gli americani consumano più di quanto producono. I cinesi, che producono più di quanto consumano, esportano la differenza. I dollari che i cinesi ricevono per le loro merci esportate sono più dei dollari che i cinesi domandano per poter importare. Ci sono dei dollari in eccesso. Questi dollari sono cambiati in moneta cinese dalla banca centrale. Il cambio è fisso, o, meglio, da due anni, semifisso. La banca centrale cinese con i dollari dei cinesi investe negli Stati Uniti, comprando obbligazioni. Da qui il debito.
Un<92>immagine è quella che mostra che gli statunitensi sono le <93>cicale<94> ed i cinesi le <91>formiche<94>. Ma non sarebbe completa. Le importazioni americane dei beni industriali cinesi hanno permesso la grande crescita delle esportazioni del Paese di Mezzo, e quindi hanno consentito il suo sviluppo industriale. Grazie proprio ai consumi americani, i cinesi si sono industrializzati e quindi il prezzo che hanno pagato è quello di aver comprato molti titoli di stato statunitensi. Questo scambio, o sistema, era a favore degli Stati Uniti che compravano delle merci a prezzi molto bassi, ma anche della Cina che, vendendole, si industrializzava. Questo sistema èstato definito Bretton Woods II. Un sistema per regolare gli scambi fra aree, che è succeduto, senza accordi formali ma di fatto, a quello precedente, Bretton Woods I, quello fra gli Stati Uniti con l<92>Europa ed il Giappone, che era durato dalla seconda guerra fino ai primi anni settanta. Da qualche tempo i cinesi, ma anche gli altri paesi asiatici e quelli petroliferi, hanno troppi dollari. Un conto è chiudere il circuito della propria industrializzazione avendo molti dollari, come era fino a qualche tempo fa, un conto è invece averne in quantità smisurata. Più ne accumulano, più rischiano, se il dollaro si indebolisce, di perdere sui propri crediti. Da qui la ricerca di altre monete da parte sia dei cinesisia degli altri paesi ricchi di dollari. L<92>euro, che è la moneta di un<92>economia grande quanto quella statunitense, ha incominciato a salire.
Il meccanismo che ha gonfiato il debito estero, se fatto girare al contrario, potrebbe stabilizzarlo. Al meccanismo per girare non servono dei dibattiti sulle vulnerabilità sociali e morali dell<92>Impero, ossia sapere se gli statunitensi hanno o non hanno troppa ineguaglianza, se sono troppo o poco scostumati, con tutti quegli omosessuali e quelle femministe.
A chi possiamo rivolgerci per vedere se esiste questa soluzione? Un gruppo abbastanza negletto di economisti di New York, legato alle dottrine liberali <93>di sinistra<94>, il Levy Institution, qualche anno fa fece una previsione sull<92>economia americana che si è mostrata poi la migliore. Nelle previsioni bisogna stare attenti, come dicono i prospetti dei fondi comuni, perché quel che ha funzionato nel passato non è affatto detto che funzioni nel futuro. Ma proviamo lo stesso. Seguiamo il loro lavoro, <93>Is There a Way Out of the Woods?<94>.
Negli ultimi anni negli Stati Uniti i consumi delle famiglie sono saliti più del loro reddito, cosa che può accadere solo se cresce il debito. Questo debito, grazie anche alla crisi partita dal settore immobiliare, nel futuro dovrebbe ridursi molto. La flessione dei consumi, frutto del minor debito disponibile e con il dollaro che resta ancora debole, intorno a 1,5 dollari per euro per tre anni, comprime le importazioni, mentre stimola le esportazioni. Il ragionamento sulle esportazioni statunitensi funziona se si assume che il resto del mondo continui a crescere, anche se meno di quanto non faccia oggi. La bilancia commerciale statunitense da molto negativa che è, diventa prima meno negativa e poi va quasi in pareggio, circa nel 2010. A quel punto il debito estero smette di crescere. Il prezzo che si paga è quello di tre anni di crescita economica anemica. Oltre, naturalmente, ad un gran spavento per i sali scendi della borsa.
Immaginiamo il diavolo che offre questo patto a Filippo secondo: in cambio di tre anni di crescita anemica finisce lo snervamentoper il troppo peso dei debiti dell<92>Impero. Il cattolicissimo re probabilmente avrebbe accettato.
Le famiglie smettono di indebitarsi. Il debito cade dal 10% del PIL al 3%, come nel 1975, 1982 e poi nel 1990. (Quadrante in alto). Non avendodebito a disposizione, le famiglie tornano a risparmiare, se devono rendere il debito, oppure a spendere quanto guadagnano, se non lo devono renderlo. Come che sia le spese diventano inferiori al reddito (si forma un risparmio). La caduta delle spese in eccesso è molto forte, dal 4% al valore negativo del 2%, nel caso di crisi (credit cruch), e dal 4% a zero nel caso di atterraggio morbido (soft lending).
Cade la domanda e quindi, insieme al dollaro, debole, migliora la bilancia dei conti con l<92>estero.
La peggior previsione viene simulato in questo modo. Si noti la flessione e poi la ripresa del PIL. Il deficit pubblico, prima aumenta per le minor entrate fiscali, e poi si riduce nel tempo. Il momento peggiore si ha verso la fine del 2008.
|